giovedì 8 maggio 2008
I Cinesi delocalizzano in America....perchè non in Italia?
Il dollaro debole è visto solo come un fattore recente che possa accellerare il processo, ma non è l'elemento trainante. Ciò che è importante notare è che è le industrie dei cosidetti paesi emergenti (non solo la Cina ma anche l'India, il Messico ed altri) hanno cominciato, già da diversi anni, ad investire nei paesi del G8.
Qualche anno fa in un'intervista televisiva Sergio Galbiati ha fatto la domanda provocatoria: invece di chiederci come rallentare la fuga di investimenti verso la Cina, forse sarebbe più importante pensare a come fare sì che i cinesi vengono ad investire da noi?
L'approvazione del regime 87.3.c per gran parte dell'Abruzzo interno, insieme al nuovo piano di utlizzo dei fondi europei già approvato dall'UE, vuol dire che, almeno per i prossimi 5 anni la Regione dispone di strumenti paragonabili a quelli che gli Stati dell'Usa utilizzano per attirare investitori estere, anche quelle cinesi indicati dell'Articolo sul Sole 24 Ore.
Ma occorre un piano di marketing e di "business development" concreto, non i soliti siti, conferenze, viaggetti e brochure.
Come siamo messi?
giovedì 27 marzo 2008
Il Parco dei Vestini...un progetto importante per l'Abruzzo interno
ND: Riporto questo comunicato dell'On Pierluigi Mantini. Sono completamente d'accordo con lui. L'importante è che viene implementato con professionalità e senza conflitti "di parte".
Joshua
TURISMO: MANTINI, IL PARCO DEI VESTINI SARÀ UN SUCCESSO
Il protocollo di intesa siglato a Roma presso il Ministero dei Beni Culturali e il finanziamento CIPE segnano il concreto avvio del Parco Archeologico dei Vestini, un progetto di grande rilievo sul piano culturale e turistico.
Gli importanti ritrovamenti archeologici in occasione dei lavori di ampliamento della SS 17 hanno arricchito un patrimonio già di straordinario rilievo che illumina il ruolo della società dei Vestini, in specie tra XI e il IV secolo A.C.
La storia dei popoli preromani resta un capitolo non del tutto esplorato e costituisce un racconto di grande fascino a livello mondiale.
Ora il Parco Archeologico dei Vestini deve assumere due direttrici: quella dei programmi, e delle risorse, per il completamento degli scavi, che già vede bene impegnate la Direzione Regionale e le Università; e quella relativa alla progettazione del Parco, dei punti di fruizione e di informazione, dei collegamenti tra i siti più rilevanti, da Peltuinum a Penne, attraverso l’Altopiano di Navelli.
Occorrono buone professionalità e una seria programmazione, limitando le inutili conflittualità politiche.
A queste condizioni sono certo che il progetto potrà avere un notevole successo anche sul piano economico e turistico per l’intero territorio.
Spetta ora alle amministrazioni locali la corretta presentazione dell’iniziativa e la discussione con i sindaci e la popolazione.
venerdì 8 febbraio 2008
L'Abruzzo Valley non è un'utopia
La Silicon Valley si riferisce ad un sistema locale non facilmente ripetibile altrove ma, come giustamente afferma di Orio, la volontà di essere creativi ed innovativi può dare vita ad un sistema economico efficiente, prospero, equo e sostenibile. Ma per raggiungere tale obiettivo è necessario che la leadership abruzzese si impegni a realizzare politiche di sviluppo che rafforzino nella nostra regione i fattori comuni a tutte le economie territoriali innovative: delle università sempre più inserite nei processi di sviluppo, pubbliche amministrazioni locali efficienti che promuovono l'innovazione e la progettualità imprenditoriale, un sistema creditizio che sappia maggiormente valutare e sostenere progetti d'impresa, e una classe imprenditoriale che torni alle tradizioni innovative per cui le PMI italiane sono famose: innovazione, cooperazione, e propensione al rischio.
Ciascun fattore sopraelencato importa può fare poco se non accompagnato da una crescente e seria vocazione da parte della classe dirigente a collaborare e confrontarsi solidamente attorno ad un progetto di sviluppo che mette le tre università e gli altri punti di forza già esistente della regione al centro di un obiettivo strategico di sviluppo per tutta la regione.
Inoltre, è necessario che le istituzioni a tutti i livelli, si sforzino di creare una cultura pro-impresa.
Il successo di Silicon Valley (ma anche di Austin, Seattle, e altri distretti americani e nord europei) è culturale. E’ un'apertura all'innovazione intesa non solo come tecnologia, ma come accettazione e apprezzamento del rischio, dell’imprenditoria, di sostegno alla società e alle sue istituzioni e a chi si mette in gioco onestamente.
Questo non vuol dire che tutti devono diventare temerari imprenditori e innovatori. Anzi, se tutti ragionano così diventa impossibile creare imprese di medie dimensioni. Quello che importa è che la società e le istituzioni apprezzino e sostengano gli innovatori.
Anzi, come affermava Jeremy Rifkin ne “Il sogno europeo” possano essere proprio i sistemi di sicurezzza sociale (che stranamente si sente l'esigenza di anglicizzare in Italia come “welfare”) e di sanità pubblica a diventare fattori competitivi nell'economia globalizzata del futuro. Come pure la qualità della vita, sia sul lavoro che nel tempo libero, a diventare punti di attrattività trainante, la California del Nord, Seattle, ma anche Cambridge e Grenoble sono sopratutto posti dove si vive bene – e non solo per l'alto reditto procapite.
Se desideriamo creare i pressuposti per lo sviluppo di reti di business angels abruzzesi e fondi seed capital locali, è necessario iniziare fin d'ora a impegnarsi per coltivare un quadro istituzionale favorevole che riesce a stimolare lo sviluppo e la diffusione di una cultura imprenditoriale abruzzese aperta al rischio.
Come affermava Robert Kennedy: “Solo coloro che hanno il coraggio di affrontare i grandi insuccessi possono ottenere grandi successi.”
di Joshua Lawrence
giovedì 31 gennaio 2008
Un ecosistema imprenditoriale abruzzese
È necessario, allora, chiedersi perché l’Abruzzo fa fatica ad accelerare lo sviluppo dell’economia della conoscenza mentre altre regioni europee (in Irlanda, in Spagna, in Finlandia, ecc) ci hanno superato, spesso partendo addirittura da situazioni meno favorevoli.
Gran parte delle motivazioni del loro successo sono riconducibili al fatto che questi paesi si sono imposti una strategia territoriale che punta sui talenti imprenditoriali e professionali, unita ad una visione di lungo termine e, soprattutto, all’impegno ad alimentare un sistema locale che favorisca la creazione e lo sviluppo delle imprese e del loro sviluppo, dimostrando che, nonostante difficoltà sistemiche (e storiche), un territorio può coltivare un buon ecosistema imprenditoriale.
Queste realtà europee, insieme all’esempio più famoso di ecosistema imprenditoriale,
Un cambiamento culturale in questo senso non è impossibile, nonostante sia radicata l’abitudine di tanti abruzzesi, persino nella classe dirigente, di cercare scuse nelle particolarità storiche della nostra regione per giustificare i suoi ritardi.
Copiare tout court il modello californiano (o finlandese, ecc.) non è né applicabile, né auspicabile. Lo sviluppo e la competizione passano anche e soprattutto attraverso le particolarità, le differenze e i valori identitari, che sono i punti di forza autoctoni.
Alcuni elementi, tuttavia, sono comuni a tutti i territori di successo, e quindi è necessario conoscerli e impegnarsi a realizzarli anche nella nostra Regione:
1) Gli Enti locali dovrebbero snellire le procedure e abbattere le barriere operative per le imprese. Questo non vuol dire “sviluppo a tutti i costi” (un ambiente trascurato o inquinato rende poco attraente un territorio ai talenti e insopportabile a chi ci abita), ma vuol dire l’eliminazione di barriere amministrative inutili o di parte, assicurando invece tempi brevi e certi, oltre a regole chiare e atti trasparenti;
2) Gli “attori” pubblici e privati dovrebbero realmente “fare sistema”. Gli amministratori pubblici, cioè, devono sostenere progetti sinergici per lo sviluppo e che co-finanziano progetti strategici condivisi e attori e istituzioni privati che impegnano energie in proprio. Tutte le istituzioni, dalle organizzazioni sindacali e di categoria fino al sistema finanziario devono agire con una logica di sistema e agganciarci ad un progetto territoriale condiviso .
3) Deve essere promossa l’incentivazione di una cultura a sostengo dell’iniziativa imprenditoriale diffusa nelle istituzioni, nelle imprese, e soprattutto tra
4) Deve essere spinto lo sviluppo di reti fondate sull’etica e
5) Va rafforzata la promozione dell’identità pro-sviluppo e i punti di forza già esistenti al pubblico locale e soprattutto ai referenti esterni, anche attraverso la comunicazione dell’attività di promozione diretta a potenziali investitori.
Socrate diceva che non importa in che direzione soffia il vento, ma di avere ben in testa dove si vuole arrivare. Così la mèta sarà assicurata.
di Joshua Lawrence
Emigrati, un motore di sviluppo per L’Abruzzo
Il mercati del turismo delle aree protette e dei luoghi della cultura sono tra i comparti del mercato turistico europeo con il maggior tasso di crescita in italia ed in europa (secondo Jean-François Omnes, Vice Capo dell’Unità Turismo della DG Imprese e Industria della Commissione Europea, il tasso di crescita dell’ecoturismo si gira attorno all’8% annuo). I parchi nazionali e altre aree protette della Regione, le città d’arte, i borghi storici poco incontaminati dove ancorare sopravivono tradizioni secolari, le ricchezze enogastronomiche, la vicinanze a grandi centri urbani e ad aeroporti, rilevano che la regione ha la potenzialità di un sviluppo turistico paragonabile a quelli umbri, toscani, o dell’Italia alpina.
L’ottima scelta del Prof. Vincentelli come consulente della Regione per l’innovazione e sviluppo è un segnale positivo dell’impegno del Presidente Del Turco e dell’Assessore Bianchi per il rilancio dell’economia regionale. Il Professor di Berkley ha l’esperienza, le conoscenze, e le capacità di poter far leva sui punti di forza dell’economia regionale per cominciar a far sistema per lo sviluppo. Tocca ad amministratori, imprenditori, e alle persone che lavorano ad evitare che si rimane bloccate da atteggiamenti e comportamenti controproducenti.
Ma la nomina del Prof. Vincentelli, e ancora più importante, la sua disponibilità ad accettare l’incarico, dovrebbe sottolinear un altro delle risorse poco espresse della Regione: i suoi emigrati (il suo padre di Vasto). Che siano rappresentanti recenti della “fuga dei cervelli”, o immigrati di prima, seconda e terza generazione che vivono all’estero o nei principali centri economici dell’Italia, conosciamo tutti qualcuno dei nostri amici o parenti che hanno trovato un certo livello di successo altrove.
L’”Etna Valley” a Catania è nato in parte grazie ad emigrati illustri. Pistorio, l’allora Presidente di ST Microelettronica e Elio Catania, l’allora Amministratore Delegato di IBM Italia, insieme ad altri emigrati dalla Sicilia hanno collaborato per lo sviluppo delle propri terre di origine. Su scala mondiale, la Cina non avrebbe potuto raggiungere i suoi livelli attuali di sviluppo economico se non fosse per coloro che hanno studiato e lavorato o fatto l’imprenditore nell’Occidente per poi tornare in patria e per la rete di conoscenze e risorse messe a disposizione dei loro connazionali stabilitosi nel mondo. Più vicino a casa, molti prodotti tipici della regione e una parte importante del turismo abruzzese deve una parte significativa dell’attuale relativa prosperità agli emigrati e alla passaparola da loro generata.
Sarebbe un peccato non cercare maggiormente ricercare sinergie finanziari, professionali, emotive e culturali degli abruzzesi all’estero, estendendo il concetto di “far sistema” anche a loro. Ma per essere efficace, gli sforzi devono andare oltre il “fai da te” casuale del momento e applicare in modo ragionato e mirato gli strumenti e la progettualità del marketing territoriale. Quindi le pur lodevoli attività del CREI e altri associazioni che ci collegano con gli abruzzesi all’estero, che in questi anni hanno fatto molto per mantenere vivi i contatti, non basteranno per il futuro, anche se possano contribuire ancroa molto. Invece, sarà necessario sviluppare, mantenere e monitorare banche dati degli abruzzesi all’estero che tiene conto dei loro successi e dei settori in cui operano, cercando a far leva sulle tradizioni che mantengono vivi il loro legame con la Regione in modo che possano fungere ancora di più come “testa di ponte” dei prodotti tipici e industriali abruzzesi nei mercati esteri. E sarà necessario svolgere attività di marketing territoriale che li tenga in mente per poter facilitare lo sviluppo del nostro territorio.
È deve andare oltre la porchetta e una serata di liscio e qualche bel ricordino da mettere in valigia.
di Joshua Lawrence
Marketing per il Sistema Abruzzo
Come ha giustamente sottolineato l’economista Antonio Porto su queste stesse pagine, bisogna puntare sullo sviluppo delle infrastrutture, sulla sussidiarietà delle diverse realtà locali, sulle imprese e sulle scelte del governo del territorio come leve fondamentali. Per quanto riguarda il capitale umano, il rinnovato impegno degli atenei e di fondazioni come la Fondazione Mirror e la Fondazione Sviluppo e Competenze, accompagnato dagli sforzi della regione di indirizzare maggiormente la formazione sulle esigenze fondamentali per lo sviluppo dell’Abruzzo sono segno che il territorio si sta muovendo nella direzione giusta per entrare come protagonista nell’economia della conoscenza.
L’Abruzzo, come più volte affermato è ricco di potenzialità in gran parte inespresse. È una regione dove si vive bene, le tradizioni culturali e enogastronomiche possono competere con le migliori realtà in Italia e nel mondo, è la regione d’Europa con il più alto tasso di aree protette, il tasso di criminalità è tra i più bassi di Italia e riscontra l’assenza totale di criminalità di tipo mafioso. Ospita ben tre università (e numerosi centri di eccellenza scientifici) che si stanno aprendo e integrando sempre di più con il territorio, oltre ad istituti di ricerca e di formazione come la Reiss Romoli, l’Istituto Mario Negri Sud e il Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso.
Si trova ad un passo dalla realtà metropolitana di Roma ed è ben posizionato tra la Capitale e l’Adriatico e, con il potenziamento del porto di Ortona e il Corridoio 5, la Regione ha la possibilità di diventare la porta sull’Est per l’Italia e l’Europa. Campioni nazionali e multinazionali come Honda, Micron, Brioni, De Cecco, FIAT, Finmeccanica ed altri hanno una presenza produttiva importante sul territorio. Occorre estendere e attirare investimenti in Abruzzo
Promuovere e incentivare lo sviluppo di un territorio è senza dubbio più efficace se si riesce a mettere in atto un sistema sinergico che raggiunge potenziali investitori – locali, nazionali o stranieri che siano – e che li convince a localizzare o a espandere la propria presenza in Abruzzo per rappresentare un elemento di valore aggiunto. Il chietino Pierluigi Zappacosta, il fondatore della Logitech, l’azienda americana che ha lanciato l’uso del mouse sui PC di tutto il mondo, ha effettuato ben tre investimenti di stampa private equity in abruzzo attraverso il suo fondo di investimento Faro: Innova, Tecnomatic e Del Verde. Il compito che abbiamo davanti e quello di far sì che imprese e fondi di venture capital e di private equity e altri investitori, che non conoscono già il nostro territorio, scelgano l’Abruzzo per localizzare i loro capitali di investimento. Creare un contesto “pro-business” che renda le imprese e i progetti di sviluppo del territorio appetibili per gli investitori esogeni – specialmente quelli che possano insediarsi senza aiuti di Stato significativi – vuol dire creare un contesto appetibile anche per gli investimenti indigeni.
Si può creare sviluppo dal basso solo se si è in grado di competere per risorse sul livello mondiale.
In un recente discorso a Bruxelles il consulente della Regione Abruzzo per l’innovazione, il professor Alberto Sangiovanni Vincentelli dell’University of California at Berkeley, ha annunciato ad una platea di investitori e finanziatori europei che la Regione Abruzzo sta già lavorando, grazie a finanziamenti del DOCUP, per creare una struttura volta al marketing internazionale e per offrire servizi concreti per imprese e investitori che facilitino la localizzazione di investimenti nella regione. Ha anche indicato, come esempio illustrativo, i possibili temi di promozione attorno all’immagine, anzi, l’identità dell’Abruzzo come un luogo che offre per aziende di alta tecnologia un connubio unico tra qualità della vita, contesto ecologico, e capitale umano, impostando una strategia di marketing che incrocia i punti di forza del territorio con le esigenze sempre più percepite dagli investitori del settore.
Solo facendo leva sui propri punti di forza e le esigenze del mercato globale, e trovando il modo più efficace per farli incontrare, possiamo assicurare lo sviluppo sostenibile e glocale che consentirà ai lavoratori della Regione Abruzzo e alle loro famiglie un futuro prospero, volto al benessere e alla progettualità.
Ma è necessario cogliere le opportunità prima che lo faccia qualcun altro.
di Joshua Lawrence
Sinergia e Innovazione per lo Sviluppo dell’Abruzzo
Sinergia e Innovazione per lo Sviluppo dell’Abruzzo
Il dibattito in Abruzzo, come pure a livello nazionale ed europeo, è in gran parte dedicato sia alla necessità di “fare sistema”, vale a dire fare in modo che tutti gli attori di un territorio lavorino in concerto per raggiungere obiettivi condivisi di sviluppo, che alla centralità dell’innovazione per il benessere futuro.
Segni positivi per lo sviluppo nei settori tecnologici stanno venendo da molti degli attori principali del territorio. Nella CCRUA, Comitato di Coordinamento Regionale delle Università Abruzzesi, i rettori hanno messo tra le loro priorità il rafforzamento del loro impegno, l’innovazione, e la creazione di sinergie con il sistema economico. Le facoltà economiche e scientifiche abruzzesi vantano rinominati centri di eccellenza e ogni anno preparano quasi 3000 laureati per il mercato di lavoro, con un tasso di crescita annua, 23%, superiore alla media nazionali.
L’Università dell’Aquila, per citare un solo esempio, è ricca di 7 Facoltà tecnico-scientifiche ed è il primo Ateneo del centro sud per percentuale di laureati che trovano lavoro immediatamente dopo
Segnali concreti arrivano anche dalla Regione, in primis con il coinvolgimento del professore di Berkeley Alberto Sangiovanni Vincentelli come consulente per la ricerca e l’innovazione, che il Presidente Del Turco ha voluto mettere a disposizione dell’Abruzzo intero le conoscenze e il prestigio di uno dei principali protagonisti internazionali dell’innovazione tecnologica. Come dimostrazione della priorità che l’Abruzzo assegna a diventare uno dei centri italiani e mondiali dell’economia dell’innovazione e della conoscenza sono in corso altre iniziative e progetti sia interni Regione che presso altri enti locali (il Tavolo per lo Sviluppo della Provincia dell’Aquila è solo uno dei tanti che vengono in mente).
Segnali forti vengono anche “dal basso”.
Le iniziative, come possiamo vedere, ma molte altre potrebbero essere citati, sono molte. Filo conduttore è l’enfasi sull’innovazione e il ruolo di tutti i protagonisti a “far sistema”. È fondamentale a questo punto che tutti gli stakeholders – politici, istituzioni e soggetti privati – lavorino insieme per fare leva sulle potenzialità delle proprie strutture e le politiche in atto con l’obiettivo di fare giocare all’Abruzzo un ruolo di livello mondiale nell’economia globale dell’innovazione e della conoscenza. E questo traguardo si raggiunge solo se si dedica alle piccole iniziative come alle grandi strategie.
È ugualmente importante che i rappresentanti e delle istituzioni pubbliche e private promuovono, in sinergia tra loro, i punti di forza e le potenzialità del sistema Abruzzo presso investitori e istituzioni, specialmente al di fuori dello stesso territorio. Il mercato delle risorse – finanziarie e umane – su cui l’Europa punta per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, non è illimitato. Non basta sviluppare un sistema che funziona a dovere, è necessario anche guadagnare la fiducia di chi possa decidere di investire qui da noi.
Un capolavoro deve essere riconosciuto come tale per esserlo veramente. E anche se non ancora in rete tra loro, gli abruzzesi hanno già tanti gioielli da far invidiare.
pubblicato su Il Centro, Marzo 2006